SOLALINDE ALEJANDRO

A Merano la testimonianza di Alejandro Solalinde,

il prete minacciato di morte dai narcos del Messico

e candidato al Premio Nobel per la pace

Martedì 28 agosto alle ore 18.00

incontro presso Urania

via Ortwein 6

IL LIBRO

Un milione di dollari. È questa la cifra che i narcotrafficanti sono disposti a pagare pur di vedere ucciso Alejandro Solalinde, il più importante difensore dei migranti in Messico, responsabile di un centro di accoglienza a Ixtepec, città nel sud del Paese, nel quale ogni anno transitano 20 mila migranti. Solalinde è un sacerdote cattolico che dal 2011 vive sotto scorta per il suo impegno contro i narcos e per aver denunciato la corruzione delle autorità pubbliche.

Padre Solalinde, candidato al Nobel per la pace, racconta la sua storia nel libro I narcos mi vogliono morto. Messico, un prete contro i trafficanti di uomini(in dialogo con Lucia Capuzzi, Emi, pp. 176, euro 15,00, prefazione di Luigi Ciotti). Il libro, già tradotto in spagnolo e francese, è in corso di traduzione in croato.

Padre Solalinde sarà protagonista di un incontro pubblico a Merano (Bz) martedì 28 agosto alle ore 18.00 presso Urania (via Ortwein, 6): Un prete nel mirino dei narcos. L’ingresso è libero, modera Lorenzo Fazzini, direttore di Editrice Missionaria Italiana. L’evento è organizzato in collaborazione con l’associazione Human Rights International.

L’impegno sociale di Solalinde ha suscitato l’interesse dei media americani: il New York Timesha lodato il suo «coraggio per aver denunciato crimini orrendi contro i migranti e la complicità delle autorità messicane». Il Los Angeles Timesl’ha definito «uno dei più importanti avvocati per i migranti», mentre per Usa Todayè «un combattente prete cattolico che ha sfidato i cartelli della droga e la polizia corrotta per proteggere i migranti». Per questo motivo un giorno si è fatto anche arrestare e mettere in carcere in segno di solidarietà con gli immigrati «irregolari».

Sono mezzo milione gli indocumentadosche ogni anno transitano in Messico dal Centroamerica (Salvador, Guatemala, Honduras, …) verso gli Stati Uniti. Il 25% di loro sono donne, il 10% minori. Da quando entrano in Messico i migranti - che fuggono dalle violenze urbane e civili del Centroamericano - possono impiegarci almeno un mese per raggiungere la frontiera statunitense, il sogno di ogni migrante alla ricerca di una vita migliore. In questo lungo viaggio sono vittime di rapimenti, violenze, torture, schiavismo a fini sessuali da parte dei narcotrafficanti, che incrementano i loro traffici: questo «commercio» di esseri umani vale 50 milioni di dollari all’anno. Ogni giorno 54 indocumentados vengono rapiti, 20 mila all’anno. I dati ufficiali della polizia messicana parlano di 71.415 migranti «salvati» dai sequestri tra il 2007 e il 2014.

Fino al 2005 di tutto questo padre Solalinde non si occupa, come racconta in I narcos mi vogliono morto: è un «prete borghese», come lui stesso si definisce – fa il parroco, il professore, l’assistente dell’Azione cattolica, studia psicologia –; da giovane addirittura apparteneva a un’associazione parafascista. Poi nel 2005 la «scoperta» degli indocumentados: li vede per la prima volta, inizia a prenderseli a cuore, apre Hermanos en el camino, un centro dove questi migranti possano riposarsi, mangiare, avere un posto dove stare per rifugiarsi sia dalla polizia che dai narcotrafficanti. Viene minacciato di morte diverse volte dai narcos che gli impongono il silenzio sui rapimenti dei migranti a scopo di estorsione. Ma padre Solalinde non tace, anzi denuncia ai mass media i fatti di violenza e corruzione cui viene a conoscenza. Nel suo libro Solalinde racconta le lotte per la dignità dei migranti, le violenze da loro subite, la sua «conversione» per difendere i migranti in nome della solidarietà predicata da Gesù Cristo.

La sua è una vicenda che ha appassionato migliaia di persone in ogni parte del mondo: già dal 2012 Amnesty International ha lanciato una campagna internazionale per proteggerne l’incolumità; lo scorso anno, l’Universidad Autónoma del Estado de México ha candidato padre Solalinde al Premio Nobel per la pace nel 2017.

GLI AUTORI

Alejandro Solalinde(1945), sacerdote messicano, ha fondato nel 2007 «Hermanos en el Camino», un centro di aiuto per i migranti diretti negli Stati Uniti. Ha ottenuto diversi riconoscimenti per il suo impegno sociale, come il Premio nazionale per i diritti umani. Più volte è stato minacciato di morte dai «cartelli» dei narcotrafficanti. È stato candidato al Premio Nobel per la pace nel 2017.

Lucia Capuzzi è nata a Cagliari nel 1978. Giornalista di Avvenire, si occupa di questioni internazionali, in particolare di America Latina. Ha vinto il Premio giornalistico internazionale Lucchetta e il Colombe d’oro per la pace. Ha pubblicato vari libri tra i quali Coca rosso sangue e Rosa dei due mondi. Storia della nonna di papa Francesco (entrambi San Paolo).

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Lorenzo Fazzini

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Solalinde Alejandro

IL DIRITTO DI SOGNARE

A 50 ANNI DALLA MORTE DI MARTIN LUTHER KING (4.4 1968)

Incontro con Paolo Naso, uno dei massimi studiosi di MLK in Italia. Per sapere che ne è dell'uomo che sollevò la più grande protesta della storia contro la segregazione razziale. Una icona di nonviolenza in un mondo pieno di rabbia e di conflittiOrganizza Human Rights International nell'ambito del ciclo per i 70 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo

Precisamente cinquant'anni fa, il 4 aprile del 1968, Martin Luther King veniva assassinato con un colpo di fucile al Lorraine Motel di Memphis. Il giorno prima aveva tenuto il suo ultimo discorso pubblico e aveva accennato alle minacce di morte sempre più incombenti. Aveva detto: "Mi piacerebbe vivere una lunga vita. Ma non me ne preoccupo ora. Voglio solo fare la volontà di Dio, che mi ha permesso di salire sulla montagna. E ho guardato oltre. E ho visto la terra promessa". In queste parole ci sono le metafore che hanno segnato i grandi sermoni di King, parole, simboli e metafore che caratterizzano la storia del protestantesimo americano.

ma quale è il messaggio che Martin Luther King ci lascia oggi? Quale è la sua attualità negli Stati Uniti dominati dal mito del mercato e di una politica, quella di Donald Trump, fatta di minavce atomiche e di ecreti per ricacciare i diversi al di fuori dei confini nzionali?

E che ne è di una delle grandi figure simbolo della nonviolenza in un tempo dominatio dagli assetti di una società liquida, priva di ideali e decomposta in tante piccole parcelle isolate e gravide di rancore e di violenza? L'uomo che proveniene dalla tradizione delle "black churches”, le chiese americane sopravvissute alla schiavitù come può essere ancora oggi veivolo di una liberazione sociale dal giogo dell'oppressione e dell'ingiustizia.


A cinquant'anni dall'omicidio di Martin Luther King, La sezione meranese di Human Right International organizza martedì 10 aprile alle ore 18 alla sala Urania di via Ortwein a Merano un incontro nell'ambito del ciclo di eventi per i 70 anni dalla Dichiarazione universale per i Diritti dell'Uomo, con la presenza di Paolo Naso, docente in Scienza politica alla Sapienza Università di Roma e direttore della Commissione studi della Federazione delle chiese evangeliche in Italia.

Naso è uno dei più esperti cultori di Martin Luther King in Italia su cui ha scritto varie opere: L'altro Martin Luther King, Claudiana 1993; God Bless America. Le religioni degli americani, Editori Riuniti 2002; Il sogno e la storia. Il pensiero e l'attualità di Martin Luther King, Claudiana 2007; Come una città sulla collina. La tradizione puritana e il movimento per i diritti civili, Claudiana, 2008. 

Martedì 10 aprile

ore 18

Sala Urania - via Ortwein

MERANO

Mahatma Gandhi - 70 anni dopo

Primo incontro del ciclo dedicato ai 70 anni della Dichiarazione Universale dei diritti dell'Uomo che si incrocia con i 70 anni dall'uccisione del Mahatma Gandhi, il simbolo della nonviolenza 

13 marzo alle ore 18 al Centro per la cultura di via Cavour a Merano. Partecioeranno: Giuliano Pontara, Prakash Ramachandran e Massimiliano Pilati


Sono passati settant'anni dalla morte di Gandhi. Era il 30 gennaio del 1948 e l'unico uomo che fino ad oggi è riuscito a fronteggiare e vincere una guerra attraverso la più pura dottrina della nonviolenza, aveva da poco concluso uno dei suoi digiuni epici. Ai ministri che andavano al suo capezzale aveva detto: “Cesserò il digiuno quando vedrò realizzata la riconciliazione di tutte le comunità, senza alcuna pressione esterna ma grazie ad un risveglio del senso del dovere”. 
Nel giorno fatale della sua morte il Mahatma stava recandosi alla consueta preghiera serale nel giardino adiacente alla Birla House. Improvvisamente saltò fuori un uomo, Nathuram Godse - un fondamentalista indù - e gli sparò addosso tre colpi di pistola. 
Gandhi cadde a terra mormorando il nome di Dio: “Hé Ràma”.

Improvvisamante Gandhi passò dalla realtà al mito. 
Ma la nonviolenza non è più riuscita a imporsi come una forza capace di armonizzare il mondo. Eppure ancora oggi quella di Gandhi è l'unica speranza concreta per evitare il suicidio dell'umanità e perché si affermi in tutto il mondo la dottina del suo "satyagraha" (la forza della verità): "La viiolenza e non la spada è il simbolo della razza umana". 
Ma oggi è ancora di moda Gandhi? 

Sarà questo il tema del primo incontro organizzato da Human Rights International (HRI) a Merano nell'ambito di un ciclo per celebrare i 70 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (10 dicembre 1948). Ad attualizzare la figura del Mahatma verranno a Merano il 13 marzo alle ore 18 nella sala conferenze del Centro per la per la cultura in via Cavour 1Giuliano Pontara, professore emerito all'Università di Stoccolma e uno dei massimi studiosi di Gandhi in Europa, il bramino inbdiano Prakash Ramachandran e il presidente del Forum trentino per la pace, Massimiliano Pilati, che farà da moderatore. 

A seguire, alle 20.30 - sempre nella sala per la cultura in via Cavour - verrà proiettato il film "Una forza più potente", per la regia di Steve York, che racconta l'impatto che la vicenda di Gandhi ha avuto nella storia del Novecento. 


LUSSEMBURGO-ITALIA/ALTO ADIGE Successo davanti la Corte di Giustizia Europea contro le discriminazioni. Causa C-571/10, sentenza del 24.04.2012

CINA - HRI si congratula con LIU XIAOBO e ne richiede la liberazione

ITALIA - Tribunale di Bolzano, ordinanze no. 665/2010 e no. 666/2010

SENEGAL: Un letto, una zanzariera (“un lit, un moustiquaire”)

IRAN - Appello a favore di Nasrin Sotoudeh

ITALIA/UE - Eliminare la discriminazione con criteri obiettivi di scelta