L’ occupazione e la repressione in Tibet deve cessare

Lettera aperta

Al
Segretario Generale
delle Nazioni Unite (ONU)
Ban Ki-moon
New York (USA)

Al
Presidente della Commissione europea dell’ Unione europea
Josè Manuel Barroso
Bruxelles

Al
Presidente della Repubblica Popolare Cinese
HU Jintao Guojia Zhuxi
Ufficio Generale del Consiglio di Stato
2 Fuyoujie, Xichengqu
Beijingshi 100017, VR CHINA

Con forte rammarico e preoccupazione HUMAN RIGHTS INTERNATIONAL (HRI) -  Organizzazione umanitaria indipendente a tutela dei diritti umani - deve prendere atto che continuano le violazioni dei diritti umani in Tibet. Nel 1949 l’ Armata della Repubblica Popolare Cinese entrò in Tibet, regione che fino allora costituiva, secondo il diritto internazionale, uno Stato autonomo con un proprio popolo, proprie leggi, poteri e moneta.

Due anni dopo il Tibet fu annesso alla Cina e nel 1965 si assistette alla distruzione del relativo territorio con la riforma amministrativa che ridusse l’ originario Tibet da ca 2, 5 Mio. km² a 1,22 Mio. km² , attraverso l’ inclusione di grossi territori alle province cinesi di Qinghai, Gansu, Sichuan und Yunnan.

Una tale annessione si realizzò in maniera del tutto arbitraria e non può certo considerarsi legittimata da una prolungata occupazione militare. Secondo i principi del diritto internazionale il popolo tibetano vive ancora oggi una situazione di occupazione illegale e non voluta.

Ai sensi degli articoli 1 e 2 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’ uomo delle Nazioni Unite (1948), dell’ art. 1 del Patto Internazionale relativo ai diritti civili e politici e del Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (1966) anche al popolo del Tibet spetta un diritto di autodeterminazione:

Art 1:"Tutti i popoli hanno diritto all’ autodeterminazione. In virtù di questo diritto, essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale."

Dopo l’ occupazione del Tibet la Cina ha provato a cercato di legittimare la sua occupazione con i 17 punti dell’ accordo del 23 maggio 1951 tra la Repubblica Popolare Cinese e il regime tibetano. Questo accordo raggiunto in un clima di minacce e costrizioni è da considerarsi invalido da un punto di vista giuridico ed in ogni caso i diritti in esso previsti e le clausole di tutela a favore della popolazione tibetana non sono state in nessun caso rispettate.

La violenta repressione che è stata compiuta in Tibet negli ultimi sessanta anni è stata accompagnata da incessanti violazioni dei diritti umani, distruzione dell’ ambiente, gravissime conseguenze economiche, sociali culturali per la popolazione, un costante processi di assimilazione, in contrasto con ogni principio di tutela delle minoranze.

Può la questione tibetana considerarsi un “affare interno” cinese? La risposta sorge spontanea, dalla seguente domanda “ Se il territorio cinese fosse stato occupato e annesso militarmente da un’ altra superpotenza, il regime di Pechino accetterebbe l’ assunto che trattasi di un affare interno? No di certo.

Allo stesso modo deve valere in Tibet: l’ occupazione di uno Stato, contraria al diritto dei popoli e l’ oppressione in atto ai danni della popolazione non potranno mai essere considerati esclusivamente affari interni cinesi.

HUMAN RIGHTS INTERNATIONAL (HRI) SI APPELLA ALLA CINA AFFINCHE’ PONGA FINE A QUESTA INGIUSTIZIA, SI RITIRI DAI TERRITORI OCCUPATI E FACCIA SALVA L’ INTEGRITA’ TERRITORIALE DEL TIBET COSI’ COME IN ESSERE PRIMA DEL 1949.

HRI manifesta tutto il suo disappunto contro le incessanti ingiustizie e le violazioni dei più basilari diritti umani perpetrate in Tibet dalle Autorità cinesi sin dal 1949 ed invita la Comunità internazionale, tutti gli Stati, le organizzazioni governative e non, a portare avanti con impegno, perseveranza e con ogni mezzo pacifico la causa del popolo tibetano, dando il proprio contributo per una affermazione del diritto internazionale, la fine di questa insopportabile ingiustizia.

14.04.2008
HUMAN RIGHT INTERNATIONAL Onlus
Il Consiglio di Amministrazione

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